Folon al Chiostro dal 25 ottobre 2013-12 Gennaio 2014

Dal 25 ottobre 2013 al 12 gennaio 2014 il Chiostro di Voltorre, che ormai da anni ospita mostre nell’ambito dell’illustrazione e della grafica, ospiterà l’esposizione “I Manifesti di Folon” curata da Cristina Taverna e dedicata all’opera in campo grafico di Jean Michel Folon. In esposizione i 76 manifesti donati dallo stesso autore a Cristina Taverna, sua gallerista e grande amica, come testimoniano alcune lettere private presenti in mostra, perchè potessero essere mostrati ancora al pubblico, partendo dalla considerazione che “non si deve essere proprietari di ciò che si inventa” (Folon). A questi si aggiungono alcuni acquerelli originali e delle acqueforti. La bellezza delicata delle opere di questo autore di livello internazionale, capace di disciogliere l’acquerello con pura poesia, molto amato dal grande pubblico, amico di altri grandi come Milton Glaser e Giorgio Soavi, con cui ha spesso collaborato, può essere difficilmente descritta in parole. Forse, allora, è più semplice lasciare che siano le sue immagini a narrare di lui, perchè, se anche non se ne conosce il nome, per chi ha vissuto gli anni novanta la sua opera è certamente sopita in qualche angolo della memoria. Molti, infatti, ricorderanno quando, improvvisamente, il vivace “berciare” della pubblicità televisiva veniva interrotto da una melodia delicata, quasi triste, ed un’esile fiammella blu veniva raccolta da lunghe dita affusolate in ogni angolo della terra per poi essere portata a “fiorire” nelle nostre case… era lo spot pubblicitario dell’allora Snam, oggi Eni. Totalmente in controtendenza con gli stilemi della pubblicità del tempo e, purtroppo, anche di oggi: la bellezza romantica, delicata, sognante ed enigmatica delle immagini dimostrava come anche il mezzo televisivo poteva farsi veicolo di cultura, arte e poesia. L’artista era, appunto, Jean Michel Folon, mentre la musica era di Michel Colombier. Il legame tra Folon e la pubblicità ha origine negli anni ‘70: prima degli spot televisivi ci furono i manifesti, all’inizio coloratissimi e densi, poi sempre più “liquidi”, trasparenti. Cambiano le tecniche di riproduzione, cambia il desiderio dell’artista. Ciò che resta immutata è la visione. In un’intervista del 1977 Folon riassume il suo approccio all’arte grafica dicendo: “Quando si prende il metrò le immagini sui muri che colpiscono i nostri occhi non rispettano il nostro sguardo. La pubblicità usa colori duri, volgari. Ho una gran voglia di dare più fiducia agli occhi…”. E così farà per tutta la sua lunga carriera: darà “fiducia agli occhi” prediligendo sempre l’immagine alla parola, perchè l’immagine “tesse legami”, crea una collaborazione tra chi la realizza e chi la guarda. L’immagine, infatti, “gioca con colui che la guarda. Io invento un’immagine. Gli altri la comprendono. Ci si divide il lavoro”. Secondo Folon, non si può fare a meno delle immagini perchè “ci parlano della vita. E non si può fare a meno della vita”. E a chi lo “accusava” di essere troppo “enigmatico” per un mondo che richiede la “chiarezza del messaggio” egli rispondeva: “Io credo che l’immagine debba essere un enigma… ci si ricorda di un’immagine tanto più questa è enigmatica. E’ la vita di un’immagine. E’ nutrita dallo sguardo degli altri” e continua “ si è attirati da ciò che non si comprende… In ogni caso per me è così. Io so che al Louvre, a pianterreno, si trova un re egiziano che porta all’angolo della bocca la stessa ombra che si trova nel quadro di Leonardo da Vinci, La Gioconda, due piani più in alto. Sfortunatamente venti secoli e due piani li separano. Pertanto avrebbero potuto vivere insieme una bella storia d’amore. Perchè hanno entrambi la stessa ombra all’angolo della bocca”. Ed ecco, in queste parole, l’essenza di Folon: colui che dice “sembra che la sorte mi abbia offerto come incarico principale quello di sognare, e quindi praticamente vivo per aria, anche quando dormo, e per me il sogno non è l’arrivo di una cosa in transito, ma l’insediamento di una sensazione perenne”; l’uomo che guarda ed immagina connessioni, legami leggeri come il vento, storie d’amore impossibili o semplicemente “storie” da narrare con un’immagine. Il sogno, l’incanto, il vento, le nuvole, i grandi elementi evocativi e simbolici, l’enigma… sono gli elementi che fanno grande ed unica la sua opera sia che si parli della sua attività di artista a trecentosessanta gradi – pittura, scultura… egli usa qualsiasi tecnica che possa incontrare e soddisfare la sua natura visionaria – sia che si osservino le sue realizzazione grafiche. Di queste ultime si occupa, appunto, la mostra “I Manifesti di Folon” che ripercorre il percorso del grande maestro, purtroppo prematuramente scomparso nel 2005, dagli esordi fino all’ultima produzione. Una collezione unica, curata e custodita da Cristina Taverna, che affianca alla produzione legata al mondo commerciale (Folon lavorò, oltre che per Snam, per numerose altre importanti aziende come l’Olivetti) e all’ambito culturale (grandi film, stagioni teatrali, festival del cinema) quella da lui prediletta riguardante le grandi cause e i diritti dell’uomo (fra le altre, la lotta contro la pena di morte e il supporto ad Amnesty International). La mostra “I Manifesti di Folon” è un’occasione unica per incontrare l’universo di Folon o, come la definì Vittorio Sgarbi, “l’Isola di Folon che sta sotto l’insegna della forma e della felicità”.[Gallery not found]

Grande Mercato Medievale

 

 

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presentazione Domenica 24 ore 15:00

Quattro Luci nel Buio

Kieran Cay è un brillante ispettore capo della polizia scozzese che viene inviato sul Lago di Varese per collaborare ad un’indagine: si tratta di un caso di suicidio e la sua presenza, apparentemente del tutto superflua, è imposta dall’obbligo di rispettare una direttiva della Comunità Europea. 
La vittima è un anziano di oltre novant’anni e, nel corso dell’inchiesta, Kieran e i suoi due colleghi italiani vengono messi a conoscenza di un terribile passato che li riporta al tempo della Seconda Guerra Mondiale. 
E quello che pareva un caso semplice si rivela essere qualcosa di ben più complicato e oscuro…

“Kieran si staccò dallo schienale della sua sedia e si protese in avanti come per non perdersi neanche una parola: stava per avere la conferma che in tutta quella vicenda c’era qualcosa di poco chiaro e quel qualcosa era da sessantaquattro anni che attendeva che qualcuno se ne occupasse.

Samuel Farquhar è nato nel 1971 a Como ed è laureato in ingegneria gestionale. Lavora come responsabile di laboratorio nel settore tessile.
Le sue grandi passioni sono la lettura, l’arte, lo sport, in particolare il motociclismo e il rugby, i viaggi, la buona tavola e, da buon sommelier, il vino.

Incanti di Carta e di Acciaio

Venerdì 21 giugno, alle ore 18.30, si inaugurerà, presso il Chiostro di Voltorre, la mostra “INCANTI DI CARTA E D’ACCIAIO – Illustrazioni e sculture di Sophie Fatus e Soleador arte e design”: dopo le raffinate ed evocative immagini gotiche di Dino Battaglia, che hanno arricchito le sale dell’antico monastero nella prima parte di questo 2013, è la volta delle oniriche e delicate illustrazioni di una fra le più note autrici francesi naturalizzate in Italia, vincitrice di numerosi premi internazionali, Sophie Fatus,

“Una mostra di Sophie Fatus è sempre cordiale e allegra, tanto i suoi disegni e collages paiono muoversi sulla carta come posati da un vento primaverile. Fiori, foglie, tracce di colore, ma anche ritagli di carta di giornale, tutto modulato sempre nelle gamme dei pastello. Colori delicati, mai aggressivi, dove non si percepisce né tensione né dramma.”: così Andrea Rauch descrive l’opera di questa talentuosa artista.

Se, infatti, Dino Battaglia, ha fatto la storia del fumetto italiano rivolgendosi ad un pubblico giovanile ed adulto, la qualità stilistica dell’autrice che l’Associazione “Amici del Chiostro” ha l’onore di presentare non può semplicemente essere ricondotta all’illustrazione per l’infanzia, sebbene questo sia il settore in cui ha maggiormente operato. O meglio, non lo è se ci si riferisce all’accezione comune dell’illustrazione per bambini: così come Dino Battaglia ha contribuito a conferire dignità artistica ad un genere d’intrattenimento qual è il fumetto, Sophie eleva l’illustrazione per l’infanzia al livello di opera d’arte.

L’allegra semplicità delle immagini della Fatus, così colorate, armoniose quanto una sinfonia leggera, è in realtà ingannevole. In questo la sua opera richiama quella del suo grande maestro: Emanuele Luzzati, a cui l’Associazione Amici del Chiostro ha dedicato una mostra qualche anno fa, Scanzonate: certo. Divertenti: di sicuro. Ma non così “semplici” come appaiono. Non nella loro genesi. Illustrare per i più piccoli è infatti un lavoro estremamente complesso, se lo si fa con serietà: richiede capacità di sintesi, delicatezza ed estrema sensibilità. Perchè i bambini, così privi di sovrastrutture mentali, colgono l’essenza delle cose attraverso i sensi più primitivi e non esitano a denunciarla. Come sostemeva il manifesto surrealista: “l’arte dei bambini è la manifestazione più fertile della mente, non ancora condizionata dall’educazione sociale”.

E’ necessario, quindi, per poter comunicare con loro imparare nuovamente il linguaggio dell’infanzia, ritrovare il bambino sopito in noi. Osservano le opere di Sophie Fatus senza preconcetti, infatti, accade proprio questo: si ritorna per un attimo a quel periodo felice, si sorride, si viaggia con la fantasia in mondi dove i sogni sono realtà, l’anima si rasserena.

La raffinata essenzialità, la visione onirica e fantastica alla base del mondo immaginifico di Sophie Fatus si sono tradotte poi in opere di design ed arte, concepite per trasmettere serenità e bellezza alla vita di tutti i giorni. Così nascono gli oggetti e le sculture Di Soleador Arte e Design, un atelier nato dal felice incontro tra la deliziosa illustratrice e l’architetto-designer Vincenzo Amato. “Non un design che percorre la strada dell’estetica per giungere al “bell’oggetto” ma opere da plasmare e interpretare per una loro eventuale funzione con l’intento di suscitare emozioni”: così presentano la propria opera i due artisti sul loro sito web.

La mostra “INCANTI DI CARTA E D’ACCIAIO – Illustrazioni e sculture di Sophie Fatus e Soleador arte e design” presenta al pubblico entrambi gli aspetti dell’operato dell’autrice essendo questi “naturalmente complementari”: affascina come il mondo magico creato per i più piccoli entri nel quotidiano di ciascuno con eleganza e delicata raffinatezza. Le centodieci illustrazioni, tratte da alcuni dei libri di maggior successo di Sophie Fatus e alcune sue sculture animeranno l’estate del Chiostro di Voltorre fino al 15 settembre: la frescura delle antiche mura saprà esaltare certamente la bellezza di opere che possono essere definite veri e propri “raggi di sole”.